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La Passione per la cinofilia
Mio padre, cacciatore con i cani da ferma, da
bambino mi raccontava che al momento della mia nascita, dietro la porta
della camera di mia madre, c’era ad attendermi LULU’, magnifica femmina
di setter gordon, specialista alle quaglie selvatiche nei grani e nei
medicai della campagna di Cariati.
Da tempo immemorabile un vecchio adagio dice: “non c’è uccello nato che
non passi per CARIATI”, forse coniato dai cacciatori perche qui è stata
sempre praticata in primavera la caccia alle quaglie ed alle tortore
provenienti dall’Africa, negli anni cinquanta e sino alla
soppressione di tale esercizio, i cacciatori venivano da tutta Italia,
per questa magnifica caccia.
Lulu’ rimane scolpita nella mia memoria, compagna di giochi e di
vita.
A lei mi aggrappavo nel muovere i primi passi, lei trainava un
improvvisato carretto di legno, comprese le ruote, strumento arcaico di
divertimento, lei seguivo da bambino a caccia con mio padre, nella
marina di Cariati, quando, al volo delle quaglie,nei grani e nei
medicai, si ergeva sulle zampe posteriori, nelle sue magnifiche ed
uniche ferme al frullo.
Per lei ho pianto la prima volta la perdita di un cane.
Con Lulu’ è iniziata questa mia passione che nel tempo è maturata,si e
modificata ed ha permeato tutta la mia vita.
Dopo di lei tante Lulu’ sono seguite nei pointer e nei lawerak che ho
cresciuto, sin da sei anni, per l’attività venatoria da me iniziata
prestissimo, riponendo questo nome nella mia memoria quando invece ho
iniziato ad allevare con regolare affisso “ DI SANTAMARIA “ i
setter inglesi da lavoro.
Pastori tedeschi, doberman, boxer, alani e poi
pastori maremmani abruzzesi.
Doberman e boxer pochi, alani e pastori tedeschi diversi, con ottimi
risultati agonistici, in Italia ed anche in Germania, per approdare ai
cani nazionali, bianchi e nobili .
Devo dire comunque che ho sempre avuto un maremmano rustico, nel
mio giardino, che mi veniva regalato dai pastori con i quali mi
relazionavo nello studio legale di mio padre.
Ricordo ancora il piacere che provavo, nel vedere quei batuffoli
candidi che facevano capolino nell’ombra delle stalle, quando
andavo a ritirare questi magnifici e preziosi doni, con gli occhietti ed
il tartufo nero che spiccavano sul mantello.
Le mie metamorfosi nell’allevamento
sono state sempre motivate.
Gli alani ho smesso di allevarli per la loro particolare aggressività
verso gli altri animali, infatti dopo numerose ferali morsicature a
capre, maiali, vitelli, interi pollai ed anche tra di loro, la goccia
che ha fatto traboccare il vaso è stata l’aggressione e morte di
una poni, Caterina, che avevo regalata a mia figlia Teresa di appena tre
anni, con la quale una arlecchina , da due anni, condivideva un recinto
di oltre tremila metri quadri.
I pastori tedeschi poi me li hanno fatti lasciare l’esagerato
business che intorno ad essi ruota creando feroci lotte nel club e la
difficoltà nel mio territorio di formare un buon gruppo per
portare avanti l’attività agonistica .
L’approdo alla selezione dei bianchi pastori è sostanzialmente la
definitiva maturazione della passione per la cinofila, frutto di tre generazioni della mia
famiglia che mi è geneticamente pervenuta da mia nonna Felicetta.
La nonna, la madre di mio padre ha vissuto una vita accompagnata da
cavalli, aquile reali, volpi addomesticate, cani di ogni razza
ed in particolare boxer, canarini variopinti e pappagalli ancor di più,
scimmie,oche e cigni, il tutto sino agli ultimi suoi giorni, con
immutato amore.
Ora i maremmani riempiono il mio tempo libero e la ricerca
zootecnica che mi ha sempre appassionato, di intesa con i miei amici”
gentiluomini” Guglielmo ed Agostino, con l’augurio che ad essi possano
unirsi ancora tanti amici veri ed appassionati con i quali lavorare
e vivere questo interesse difficile ma entusiasmante per la selezione
del
cane da pastore maremmano abruzzese.
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